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Estrazione biglietti festa di S. Alessandro

Ecco i numeri estratti della sottoscrizione a premi.

1° – 0276 – Viaggio per 2 persone al pellegrinaggio parrocchiale, offerto da Ovet viaggi

2° – 1117 – Giorcollo in oro bianco 18 carati con diamanti naturali, offerto da Oreficeria Scaburri

3° – 0794 – Orecchini in argento e perle, offerto da Laboratorio gemmologico Spagnolo

4° – 1266 – Anello in argento 925 con pietra dura, offerto da Gioielleria La 52^ strada

5° – 1350 – Orologio III per il incursore Libano, offerto da Oreficeria Arnoldi

6° – 0883 – Braccialetto Sector, offerto da Oreficeria Arnoldi

7° – 1340- Orologio Tl tech Ita 15, offerto da Oreficeria Arnoldi

8° – 0125 – Set di pentole, offerto da Baldassare Agnelli

9° – 1629 – Buono per 2 persone, offerto da Ristorante Casanova

10° – 1184 – Casco moto, offerto da Natali moto

11° – 0844 – Tablet mediacom 9″ Android, offerto da Elettropoint

12° – 1196 – Occhiali Ray ban, offerto da Italian optic

13° – 0634 – Buono spesa 100 €, offerto da Conad

14° – 1425 – Buono spesa 50 €, offerto da Conad

15° – 1426 – Buono spesa 50 €, offerto da Lo spaccio del parmigiano

16° – 1929 – Buono spesa 30 €, offerto da Conad

17° – 1337 – Orologio Precision, offerto da Oreficeria Silvestri

18° – 1524 – Kit profumi Roger & Gallet Paris, offerto da Farmacia Sella

 

I premi possono essere ritirati entro 30 giorni presso la segreteria parrocchiale.

Per informazioni 035249696

Di |2018-09-02T21:51:47+02:0002/09/2018|Senza categoria|0 Commenti

Nomina a parroco di don Luca Milesi

Con gioia e gratitudine per il servizio svolto in questi 5 anni presso la nostra parrocchia,

comunichiamo che il Vescovo ha destinato don Luca Milesi attuale curato, direttore dell’Oratorio, come nuovo parroco di Foresto Sparso.

La sua presenza in mezzo a noi terminerà a inizio settembre.

Non ci è ancora dato sapere se il Vescovo nominerà un successore alla guida dell’Oratorio.

Accompagniamo nella preghiera questi mesi di passaggio per entrambe le comunità parrocchiali.

Di |2018-05-19T10:00:14+02:0019/05/2018|Senza categoria|0 Commenti

Commento alla Parola domenicale

18 febbraio

I domenica di Quaresima

Leggi le letture di questa domenica

Seguiamo il Maestro in questa quaresima, per cogliere ogni domenica come essere sempre più suoi discepoli, per scoprire qual atteggiamenti fare nostri per vivere una vita piena. Questa prima domenica lo seguiamo nel deserto, lì dove è stato condotto dallo Spirito e è rimasto per quaranta giorni.

Marco non ci descrive, come gli altri evangelisti le 3 tentazioni, solo ci sottolinea che Gesù è stato tentato da Satana. Credo che questa sottolineatura ci aiuti anzitutto a comprendere la necessità di affrontare le tentazioni e non di scansarle. La tentazione è qualcosa che ha a che fare strettamente con la nostra natura umana e Gesù stesso, che si è fatto uomo come noi, ha avuto le sue tentazioni, non è stato risparmiato; allo stesso modo, anche noi non chiediamo di essere risparmiati dalle tentazioni, ma di starci dentro, affrontarle insieme con lui, perché solo in questo modo la nostra fede si fortifica, diventa veramente una fede adulta, provata nel fuoco proprio come si purificano i metalli. Quante tentazioni ogni giorno ci raggiungono, chiediamo al Signore di sentire la sua vicinanza e la sua forza per riuscire a riconoscerle, affrontarle e vincerle insieme a lui.

Ma il deserto assume in sé oltre alla dimensione della tentazione anche quella dell’essenzialità. Sì questi quaranta giorni vissuti da Gesù nel deserto ci riportano alla necessità di verificare anche nella nostra vita quali sono le cose davvero necessarie, quelle essenziali e quali sono invece quelle superflue, quelle che ci appesantiscono solamente lo zaino del nostro cammino dietro a lui. Se vai nel deserto – ovviamente riportato all’epoca di Gesù e non alle comodità moderne – sei chiamato a selezionare bene cosa portare con te: quanta acqua, quanto cibo leggero ma energetico, quanto bagaglio che sotto il sole cocente potrebbe rallentare il tuo cammino…

Questo vale anche nella nostra vita di fede… dobbiamo vedere quante cose appesantiscono il nostro cammino e in questi 40 giorni, provare anche noi a lasciarle da parte per riuscire ad andare realmente dietro al maestro.

Nel deserto poi, Gesù vive la dimensione dell’interiorità, quella preparazione al suo ministero, all’incontro con le altre persone, la preparazione all’annuncio del Regno di Dio che è vicino. Lo fa in solitudine, insieme con il Padre, sospinto dallo Spirito… anche per ciascuno di noi, questo tempo di deserto ci aiuti a ritagliarci degli spazi di interiorità, spazi di tempo nei quali cercare il Signore e affidare a lui la nostra esistenza, le nostre gioie e le nostre preoccupazioni.

Allora questo tempo sarà tempo fruttuoso, riusciremo anche noi a percepire il nostro bisogno di conversione e di credere al Vangelo.

Di |2018-02-17T09:47:40+01:0018/02/2018|Senza categoria|0 Commenti

Commento alla Parola domenicale

19 novembre

XXXIII domenica del tempo Ordinario

Leggi le letture di questa domenica

Sei stato fedele nel poco…

La parabola di quest’oggi ci provoca, quest’uomo se ne va e lascia i suoi beni ai servi, ciascuno di loro riceve qualcosa secondo le proprie capacità. I ragazzi questa settimana hanno risposto a questo brano dicendo che i servi devono essere riconoscenti perché tutti hanno ricevuto qualcosa e perché ciò che hanno ricevuto non era dovuto, non era il loro salario ma un di più… è proprio così, ma non solo hanno ricevuto qualcosa, hanno ricevuto ciò che si addiceva a ciascuno, secondo le loro capacità personali.

Non confondiamo la parola talenti della parabola con i talenti, con le capacità o propensioni che ciascuno di noi ha innate o coltivate nella propria vita… non è questa la direzione di Gesù.

Anzitutto che bello quel 5-2-1, non è una consegna impersonale, per tutti uguale, anonima, ma il Signore ci conosce bene, nel profondo e non ci consegna più di quanto possiamo portare. Pensiamo ad un’escursione in montagna, se in tre partono, un ragazzino delle elementari, un adolescente che è la prima volta che sale in montagna e un esperto alpinista, io mi auguro che i loro 3 zaini saranno diversi e non esattamente uguali, per essere equi, non devono pesare esattamente allo stesso modo, ma devono rispettare la costituzione e l’esperienza di ciascuno. Per cui il fatto che il ragazzino più giovane avrà uno zaino più leggero non è questione di sfiducia o di svantaggio nei suoi confronti, anzi, è proprio il metterlo nelle condizioni migliori per poter camminare e far fruttare il contenuto dello zaino… avere infatti un bello zaino pesante e non riuscire ad uscire dal parcheggio dove lasci l’auto forse non è propriamente far fruttare il contenuto dello zaino.

Così è per quei tre servi, ma così è per la vita di ciascuno di noi, il Signore non ci schiaccia con dei pesi che non possiamo sopportare, 5-2-1 sono proprio la misura delle nostre forze.

Ma se questa è la grazia che ci raggiunge, questa grazia ha bisogno di essere riconosciuta e trasformata in vita vera, in vissuto quotidiano. Non possiamo nascondere sotto la terra dei nostri affari quotidiani la grazia che ci raggiunge, per paura che questa grazia in qualche modo coinvolga la nostra vita, che la interpelli, che abbia qualcosa da dire al nostro modo di scegliere e di decidere… altrimenti anche noi, come il terzo servo, in fin dei conti stiamo dicendo al Signore che abbiamo paura che il suo dono non sia dopo tutto qualcosa di buono per me. Chiediamo al Signore la grazia della riconoscenza per il dono di grazia che avvolge la nostra vita e chiediamo di aprirci ogni giorno affinché questo dono ci interpelli nel cammino di conversione personale e comunitario, affinché nel nostro sentirci fratelli, tutti destinatari di questa grazia, sappiamo aprire i nostri occhi anche a chi è intorno a noi e a volte non ha nemmeno il necessario per vivere.

Di |2017-11-18T11:13:48+01:0019/11/2017|Senza categoria|Commenti disabilitati su Commento alla Parola domenicale

Commento alla Parola domenicale

12 novembre

XXXII domenica del tempo Ordinario

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Ci stiamo avvicinando alla conclusione dell’anno liturgico e la liturgia ci invita in maniera forte a restare in attesa, la parabola di oggi ci introduce proprio in questa dimensione…

10 vergini, 10 ragazze che attendono lo sposo per fare festa. Sono uguali in molte dimensioni: tutte partono con entusiasmo da casa, tutte hanno il desiderio di partecipare a quella festa, riconoscono con gioia e gratitudine l’opportunità racchiusa in quell’invito e vanno, si pongono in attesa…

Ma l’attesa stanca, logora, nel corso dell’attesa l’entusiasmo si riduce, si spegne… viene sera, si fa buio… e lo sposo non arriva… la stanchezza si fa avanti… e tutte e 10 si addormentano… che grazia il fatto che non si addormentino solo le 5 dichiarate stolte ma si addormentino tutte… sì, perché così c’è posto in questo brano proprio per ciascuno di noi… quanto entusiasmo per il Signore avvolge alcuni momenti della nostra esistenza, quante volte il nostro cuore si è rivolto a Lui con passione, con gioia, con fiducia… eppure altrettanto, quante volte il nostro entusiasmo si è spento, la nostra vita di fede, il nostro desiderio di incontrare Gesù si è un po’ addormentato…

Gesù non fa una colpa a nessuna di quelle ragazze per essersi addormentate nell’attesa, non abbattiamoci per questo, ma riconosciamo che a quel grido che si alza a mezzanotte tutte si svegliano e si danno da fare per essere nuovamente pronte al suo arrivo… l’entusiasmo si riaccende, sembra di vederle e sentirle così prese e indaffarate, così subito sveglie… quante volte nelle nostre eucarestie sembriamo addormentati, le parole ci escono a fatica dalle labbra, quasi le trasciniamo come se fossimo appena scesi dal letto… il Signore ci chiede di essere vitali, di essere vivaci di accogliere lo sposo che arriva, non un funerale o qualcosa di triste, anche dalle nostre liturgie deve trasparire la gioia dell’arrivo di questo sposo, la gioia di incontrarlo di stare con lui… ma pensate che gioia passa se uno sta ancora dormendo o ha l’atteggiamento di essere appena sceso dal letto…

Ma quelle 10 non sono tutte uguali, la loro differenza non sta nel momento dell’attesa, bensì della preparazione, 5 sagge hanno preparato l’incontro, le altre sono state più sprovvedute.

Chiediamo al Signore la grazia di saper raccogliere nel corso delle nostre giornate quell’olio che alimenterà la nostra lampada, è un olio personale, come personale è la nostra vita di fede e la nostra relazione con il Signore, è un olio che non posso chiedere ad un altro di procurarsi per me, è l’olio della fedeltà al Signore che passa dalle piccole scelte di ogni giorno.

Questo olio, raccolto dalla spremitura di ogni giornata alimenti le nostre lampade per accogliere il Signore che viene nella nostra storia, allora sarà festa, allora sì saremo con lui per la vita eterna.

Di |2017-11-11T09:53:42+01:0011/11/2017|Senza categoria|Commenti disabilitati su Commento alla Parola domenicale

Commento alla Parola domenicale

05 novembre

XXXI domenica del tempo Ordinario

Festa della dedicazione della Basilica

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Stiamo celebrando la festa della dedicazione di questa basilica e il vangelo che abbiamo appena ascoltato ci riporta proprio al centro del significato del nostro incontrarci in questo luogo.

Il rischio che corriamo ogni giorno, infatti, è quello di fermarci ad un livello di esteriorità… ad un bisogno di far vedere fuori qualcosa che non corrisponde a ciò che c’è dentro… potremmo dire che il rischio che ancora oggi si perpetua da quegli scribi e farisei di cui parlava Gesù, è quello che anche noi abbiamo ad allargare i nostri filatteri… è un edificio bello e ricco di opere e di storia quale è questo dove stiamo celebrando può proprio illuderci che stia nella preziosità o nella suntuosità delle opere a risiedere la dignità della celebrazione e la possibilità di un incontro autentico con il Signore.

Quante volte poi ci illudiamo di dover moltiplicare i gesti o le parole, quasi che quanto ci consegna il Signore attraverso la Chiesa non basti per incontrarlo veramente… quante frange ci troviamo ad allungare nella nostra vita di fede… quante volte il nostro cuore è da un’altra parte rispetto a ciò che vogliamo mostrare all’apparenza…

Il Signore ci mette in guardia rispetto a questo, ci chiede di essere trasparenti, ci invita a rendere vita quello che celebriamo tutti insieme qui, intorno a questo altare.

Se la preghiera rimane solamente una serie di parole, un bel monologo lanciato verso il Cielo, ma non lasciamo che quella stessa preghiera pervada il nostro cuore, lo inzuppi un po’ come una spugna, quella preghiera, anche nella pratica più alta quale è la celebrazione che stiamo vivendo, rimane sterile e arida… non perché l’acqua non sia capace di bagnare ma perché se quella spugna la tengo stretta in mano e non le faccio toccare l’acqua… mai si ammorbidirà per diventare capace di accoglierla.

Questa celebrazione ci aiuti a riconoscere ogni giorno che non è questione di dove celebro l’Eucarestia o dove mi trovo a pregare fisicamente… ma la questione fondamentale che dovrebbe preoccuparci ogni volta è dove si trova il mio cuore in quel momento e che disponibilità ho a far sì che il mio cuore si lasci inzuppare dalla mia preghiera, che la mia vita sia implicata veramente nella mia preghiera, quanto sono disposto a mettermi in gioco in prima persona perché i miei atti di fede diventino vita autentica, diventino porta per la mia conversione personale, allora e solo allora anche queste pietre e queste opere ci aiuteranno ad incontrare il Signore con tutto noi stessi.

Di |2017-11-04T09:45:15+01:0004/11/2017|Senza categoria|Commenti disabilitati su Commento alla Parola domenicale

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01 novembre

Solennità di Tutti i santi

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Stiamo celebrando la solennità di Tutti i Santi, quanto è significativo il fatto che non sia una domenica bensì un giorno feriale, un giorno qualunque oserei dire… sì perché in questo modo ci sottolinea il fatto che la santità non ha a che fare con qualcosa di eclatante, di eccezionale e non è nemmeno qualcosa riservato a qualcuno, ad una piccola cerchia elitaria che, dotata di qualche capacità fuori dal comune, sia riuscita in qualcosa di sovrumano. Celebrare i santi in un giorno comune, ci fa pensare alla santità come anzitutto qualcosa di comune, di disponibile ed accessibile a tutti, alla portata di ogni battezzato. Il cammino verso la santità, la chiamata, la vocazione alla santità è già seminata in ciascuno di noi, infatti, fin dal nostro battesimo. Ogni cristiano ha come orizzonte della sua esistenza la santità. Non confondiamola con i miracoli che sono raccontati nelle agiografie di qualche santo… non è questione di operare cose straordinarie, bensì proprio come seconda sottolineatura che ci viene dal festeggiare i santi in un giorno feriale, la santità è proprio qualcosa che ha a che fare con la ferialità della vita, con quella dimensione molto ordinaria della vita di ciascuno di noi, quelle attività, quelle relazioni, quelle decisioni e scelte che siamo chiamati a compiere ogni giorno… è lì che si incarna la nostra chiamata alla santità… non in qualche ricorrenza eccezionale, in qualche scelta straordinaria…

E come può darsi, nella vita nostra, la possibilità della santità? Anzitutto si tratta di una grazia del Signore, non di una capacità nostra, che viene seminata nelle pieghe della nostra storia. Il Signore semina la grazia sulla nostra strada, la semina con abbondanza, proprio come il seminatore della nota parabola che non getta con parsimonia il seme solo dove può dare frutto. Ma la grazia, perché venga riconosciuta ed accolta, ha bisogno della nostra libera adesione, del nostro sì accogliente e disponibile affinché quella stessa grazia passi dall’essere qualcosa che ci è calato addosso a qualcosa che dona sapore alla nostra esistenza dal suo interno.

Questo è il senso delle beatitudini che abbiamo appena ascoltato, la beatitudine non è perché le cose ti vanno bene qui sulla terra, non è perché i tuoi affari ti gonfiano il portafoglio a fine mese, non è perché le tue attività di cui hai riempito la tua vita ti appagano e ti riempiono la giornata al punto da non avere più nemmeno il tempo di fermarti a chiederti qual è il senso di ciò che stai facendo… la beatitudine sta proprio nella dimensione dell’orizzonte più grande e più alto che è capace di assumere la nostra vita se sappiamo accogliere la grazia di Dio e pronunciare il nostro sì di adesione al Signore. Allora anche ciascuno di noi riconoscerà che la grazia di Dio sta agendo, allora anche noi ci riconosceremo chiamati davvero alla santità partendo dalle nostre scelte quotidiane.

Di |2017-11-01T09:05:03+01:0001/11/2017|Senza categoria|Commenti disabilitati su Commento alla Parola